Se la F1 correrà tra le strade di Roma
21 Dicembre 2009
Nel 2012 Roma potrebbe avere il suo gran premio di Formula Uno, dalle parti dell’Eur. La notizia è destinata a irritare, tra gli altri, gli ambientalisti e gli esteti, perchè Roma non Abu Dhabi, è una vecchia immensa città già stremata dalla densità umana, dal turismo di massa, dal traffico irriguardoso che intasa e spetazza ovunque.
E ci mancava solamente questo ulteriore strato di frenesia metalmeccanica. Ma quand’anche Roma potesse sopportare un suo gran premio (ha già sopportato ben altro, dopottto), e qualche modernista di buon senso riuscisse a convincerci che la nostra diffidenza dipende solo da una specie di depressione reazionaria, e che la Ferrari che sfreccia tra i pini e le pietre romane sarebbe uno spettacolo così rivoluzionario che neanche Marinetti avrebbe osato sperare: beh, qualcosa continuerebbe a non quadrare.
Questo qualcosa è presto detto. Nel week end appena trascorso, nove partite del campionato di calcio (serie A e serie B) sono state rinviate a causa di inverno. Gli stadi decrepiti del nostro paese non sono in grado di affrontare le normali condizioni del clima continentale. L’ordinario in Italia è in progressivo degrado. Lo sport normale, le strade normali, i treni normali, la vita normale sono in deficit di manutenzione e molte cose si inceppano e deperiscono. E’ per questo che ogni novità straordinaria (la Formula Uno a Roma così come il Ponte sullo Stretto o la magnifica Tav ferroviaria) non riesce a suonarci bene come magari dovrebbe. Perchè puzza di vetrina, di ideona scintillante in un contesto opaco, di speculazione per pochi. Di cose eccezionali, francamente, ne abbiamo anche troppe: questo, si sa, è il paese delle eccellenze.
Ma è più di un sospetto, a questo punto, la percezione di un distacco irrimediabile tra la Tav e i treni ordinari, tra il sedicente Ponte (manca ancora un progetto di fattibilità, tra l’altro) e le strade bucate e impervie, tra un Gran Premio per le strade dell’Urbe e uno sport nazionale che non riesce a pulire gli stadi dalla neve, come avviene in Paesi molto più modesti e innevati del nostro.
Il patto dovrebbe essere: facciamo funzionare l’ordinario, e solo allora accetteremo di pensare allo straordinario. Perchè di ordinario si vive (a Roma, ad esempio, si dovrebbe vivere di strade pulite e di traffico meno parossistico), mentre lo straordinario è uno sfizio, un lusso, a volte un azzardo di casta. Se la Salerno Reggio Calabria fosse una normale autostrada, l’opposizione al Ponte sarebbe meno irriducibile. Se palestre e stadi e palazzetti dello sport fossero all’altezza di un paese ricco, l’idea di un Gran Premio a Roma sembrerebbe meno assurda di quanto ci appare.
DI MICHELE SERRA, DA LA REPUBBLICA DEL 21 DICEMBRE 2009
Pubblicato da insiemearoma
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