
Anche a Roma si è votato per le elezioni europee. Affluenza bassa, hanno votato il 56,6% degli elettori romani. Sicuramente il risultato uscito dalle urne è di difficile comparazione con quello di precedenti tornate elettorali. Però, anche se a livello orientativo, qualcosa di interessante lo dice. In primo luogo le elezioni europee confermano che in termini di voti la Capitale continua a non esprimere una maggioranza politica di centrodestra.
Ad un anno di distanza dalle elezioni comunali si può poi provare a capire se i consensi tributati dai romani al centrodestra sono aumentati sull’onda dell’operato del Sindaco.
I numeri danno su entrambi i punti un responso piuttosto severo per Alemanno & Co.
Seppure il Partito della Libertà tenga, raggiungendo il 38,6% dei voti (36,5% alle comunali e 39,4% alle politiche del 2008) e affermandosi come primo partito a Roma, il quadro è tutt’altro che roseo per la maggioranza capitolina.
Oggi l’attuale giunta sembra quindi essere ben lontana dal rappresentare politicamente la maggioranza dei romani. Anche sommando al PDL tutte le liste di destra (che oggi sono a Roma all’opposizione), il centro destra non supera l’asticella del 41,9%. Questo anche in virtù della sostanziale sparizione della Destra di Storace che passa dal 3,3% del 2008 allo 0,7% di oggi.
Va detto che già nel 2008, sommando i partiti che sostenevano Alemanno a quelli che sostenevano Storace, il centrodestra raccolse al primo turno un risultato ben lontano dal 50%, ottenendo circa il 44% dei consensi.
Appare significativo che ad un anno di distanza questo dato sia peggiorato, senza tracce di inversioni di tendenza in “virtù” dell’operato della Giunta in carica.
Sul fronte dell’opposizione capitolina, al contrario, i dati delle europee sono relativamente confortanti: la somma dei Partiti di opposizione al Sindaco Alemanno raggiunge il 57,8% dei voti. Anche sottraendo i consensi raccolti dall’Udc (4,3%), l’opposizione di centrosinistra supera comunque il 53%. Il Pd arretra dal 34% delle comunali 2008 al 31;6% di oggi (nel 2008 alle politiche ottenne il 41%, evidentemente in una dinamica incentrata sul voto utile). Arretramento nettamente compensato dall’impennata di: Italia dei Valori (dal 3,3% al 9,7%), Lista Bonino (da 0,7% a 4,05%) e formazioni di sinistra (dal 4,5% di Sinistra Arcobaleno al 7,6% di Prc + Sinistra e Libertà).
Qualcuno potrebbe ragionevolmente obiettare che la sommatoria dell’opposizione ad Alemanno non offre ancora a tutt’oggi una prospettiva politica “propriamente” omogenea. E probabilmente si può aggiungere che anche nel 2008, unitamente ad una campagna elettorale tutta giocata sulla strumentalizzazione delle paure dei cittadini, mancò la capacità di esprimere una coalizione coesa e un progetto convincente per i romani, favorendo in questo modo l’affermazione dell’attuale sindaco al ballottaggio.
Obiezioni condivisibili che ci fanno avvertire ancora più forte la necessità di un percorso politico che da qui ai prossimi anni sappia dare rappresentanza a quella maggioranza di romani che hanno un’idea della città evidentemente diversa da quella di Alemanno.
Per trasformare questo accenno di avviso di sfratto in un esito esecutivo e liberatorio.

Pubblicato da insiemearoma
ROMA - Alemanno come Berlusconi? Devono averlo pensato le autorità israeliane, a cominciare dal presidente Shimon Peres: il 17 maggio il sindaco di Roma, a Tel Aviv per ritirare il premio Dan David, non si è presentato sul palco, e si è fatto attendere quasi quattro minuti, nell’imbarazzo generale, e senza fornire alcuna giustificazione. Una scena non troppo dissimile da quella della quale è stato protagonista
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Riportiamo testualmente le frasi pronunciate da Berlusconi sulla situazione di Roma. Giudicate voi se si possono fraintendere:
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Come se non bastassero i dietrofront del sindaco, adesso Roma deve sopportare anche quelli di Berlusconi. Che, prima denuncia che la Capitale è sporca. Poi, come ormai d’abitudine, ci ripensa e smentisce, attribuendo – ma guarda un po’ – tutte le colpe alla sinistra. Un siparietto al quale, purtroppo, abbiamo fatto il callo, come quegli sketch col guitto che ripete un tormentone che non fa più ridere.



